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Scienza

Demoni immaginari

Noi esseri umani abbiamo due emisferi cerebrali, uno detto emisfero razionale e l’altro, irrazionale. Chi è in grado di usare entrambi armonicamente è “persone sana”.

Il voler spiegare la vita solo razionalmente, solo “scientificamente”, porta ad una guerra interiore ed esteriore con l’emisfero irrazionale e tutto ciò che esso rappresenta nel mondo.

Molte malattie hanno quarta origine.

Diffidiamo delle persone che spiegano la vita solo con la scienza e diffidiamo di noi stessi quando teniamo tutto sotto controllo.

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Salute Spiritualità Tai Chi

La rivoluzione della salute

Imparare a curarsi è fondamentale. Il ritorno al passaparola, al “tu cosa fai?”, ai “rimedi della nonna”, alle tecniche olistiche, naturali, imparare la potenza della mente è di importanza capitale in un mondo dove “finire” in ospedale è diventato pericoloso, dove non vengono più stanziati fondi alla sanità pubblica, dove l’attesa per un esame è interminabile, dove un essere umano sano è visto come un pericolo perché non controllabile.

Uno degli assiomi più importanti ne “Il capitale” di Karl Marx è, se si vuole compiere una rivoluzione, la necessità di far propri gli strumenti di produzione. A me piace pensare a questa necessità come momento evolutivo di ogni essere umano e, quale miglior appropriazione di quella di “aver cura di sé”?

Espropriare l’enorme potere che gli ordini sanitari, le case farmaceutiche detengono per controllare la popolazione mondiale per tornare ad una società più umana e più naturale.
Il Tai Chi Chuan, il Qi Gong, la Meditazione rientrano fra i sistemi “rivoluzionari” che l’essere umano ha a disposizione per avere cura di sé senza delegare questa supinamente ad altri.

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Salute

La potenza della mente

Le esperienze “forti” sono essenziali per l’apprendimento nella vita e la recente pandemia ci ha insegnato molte cose.L’umanità si è sempre trovata fra due grandi scelte: l’asservimento religioso, il fatalismo di un Dio che può decidere se terminare o no, in qualsiasi momento, la nostra esistenza e il trovarci gettati in un’esistenza dove il caos e il caso decidono le nostre sorti e l’essere umano deve lottare con tutte le proprie forze per sopravvivere. La nostra epoca storica vive nella seconda situazione, il minaccioso virus colpisce a caso e senza pietà.

“Tachipirina e vigile attesa” è stata l’unica speranza sino all’arrivo dell’arma che l’essere umano è riuscito a produrre, finalmente l’unica protezione contro una natura cattiva che cerca di ucciderci.Non è andata così, il vaccino non ha funzionato e siamo ancora vivi. Tanti ancora non hanno realizzato questa realtà perché sono troppo incastrati nella visione di una natura maligna e che solo il nostro ego vanaglorioso può contrastare.

La pandemia è stata la sconfitta della megalomania dell’ego, dell’antropocentrismo, “dell’uomo” maschio dominatore e conquistatore sulla natura. Esiste una soluzione diversa, esiste la possibilità di “comprendere” la Natura, di farne parte e utilizzare i suoi poteri, di compiere un viaggio assieme. Anche il rispetto dell’ambiente ne fa parte, ad esempio: con mascherine, siringhe di plastica “usa e getta”, prodotti disinfettanti abbiamo inquinato ancora di più il mondo, e quindi siamo andati ancora una volta “CONTRO-NATURA “… È il momento di dire basta e di cercare di capire la vita e trovare un’altra via. Tao significa Via e nel Taoismo la via corretta è di somma importanza.

Mi direte, ma come? Cosa possiamo fare?

La risposta l’ho già data: conoscere la Natura, ad esempio conoscere l’energia e la potenza che abbiamo a disposizione con la nostra mente. A volte al mattino mi viene un raffreddore, in quel momento, avendo lavorato sull’energia, sul Qi che mantiene tutti in vita, la faccio scorrere nel naso, uso la mente come un pennello e magicamente le vie respiratorie si aprono. Una tecnica molto potente che mi è servita anni fa in ospedale quando, a causa dell’uso di lenti a contatto in mare, la cornea si è infettata coinvolgendo la pupilla e ho rischiato di perdere la vista. Per i medici era un caso con poche speranze, ma costantemente portavo l’energia dove sentivo dolore e in una settimana l’occhio è guarito senza lasciare una cicatrice.

E poi abbiano il respiro e i movimenti che muovono il Qi, come il Tai Chi. La Natura non ci ha creato per abbandonarci a noi stessi, ma per farci imparare a conoscerci e a conoscerla.

La formula “tachipirina e vigile attesa” è tragica, perché ci dà un’illusione malefica che questo prodotto farmaceutico abbia qualche proprietà benefica, ma invece agisce contro natura. Nonostante ciò, la vigile attesa ha un minimo di valore: quando siamo malati, ad esempio col Covid, la nostra mente ha tutte le potenzialità per guidarci verso la guarigione, ma dobbiamo imparare a conoscerle, non possiamo stare lì in angosciosa attesa per capire se la Natura è ben disposta verso di noi oppure ha deciso, così, a caso, di cancellarci dall’esistenza.

La malattia non arriva mai a caso, ma questo richiede una mente aperta e uno scritto ben più lungo di questo!

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Natura Salute Spiritualità

La scienza della materia e la scienza della vita

Alcune persone dicono che se ci fidiamo a salire su un ponte o su un aereo allo stesso modo dobbiamo fidarci della scienza medica. Non comprendono che la scienza sulle cose inanimate è una scienza esatta, ma la scienza sulla vita, soprattutto su quella umana, non può essere una scienza esatta: ogni persona reagisce in maniera diversa l’una dall’altra a determinati stimoli e anzi, ognuno di noi ha reazioni diverse in momenti e atteggiamenti diversi, come i test di Tai Chi che pratichiamo costantemente dimostrano.

È essenziale che la scienza medica comprenda che non è onnipotente e che alcune malattie, come quelle influenzali, non hanno possibilità di essere evitate con i vaccini perché sono malattie essenziali all’evoluzione umana e che la Natura troverà sempre una maniera di aggirare i vaccini, come ha ampiamente dimostrato in questi ultimi due anni creando varianti su varianti. Pensate che ci sono persone che pur di avere il green pass, si sono messe nel naso muco di infetti senza ammalarsi di Covid.

È inutile continuare con nuovi richiami vaccinali perché se uno deve ammalarsi di influenza o di Covid si ammalerà, vaccino o non vaccino. Nelle persone esiste una mente conscia e una mente inconscia che in un ponte o in aeroplano non è presente e in più il vaccino debilita l’inconscio che subisce il bombardamento mediatico dell'”assoluta necessità di vaccinarsi”, costi quel che costi, avendo come conseguenza che il sistema immunitario non funzionerà più al meglio. Frasi come “chi non si vaccina muore” sono criminose e influenzeranno per anni la società indebolendola.

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Natura

Il sombrero

D’inverno ci si ammala perché non si riposa: gli orsi vanno in letargo e si rigenerano, imitandoli non avremmo più influenza e Covid.

Perché assistiamo a questa ondata di contagi estiva così poco naturale?

Per il gran caldo.

Cosa fanno, nel nostro immaginario, i messicani d’estate? Si mettono seduti immobili con un largo sombrero in testa e riposano. Anche da noi al sud nel pomeriggio si faceva la “pennichella” e tutte le persiane venivano chiuse per creare una grotta naturale nella quale “orseggiare”.

Potenza dell’essere collegati alla Natura…

Per gli indiani d’America l’orso è il simbolo della Meditazione: meditare elimina ogni malattia.

E per passare dalla teoria alla pratica ecco un link utile.

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Salute

L’arte di respirare

L’errore di ogni civiltà è di ritenersi unica portatrice di verità e la nostra medicina e la nostra scienza hanno fallito durante la pandemia proprio per la loro incapacità di vedere al di là del “credo scientifico” in cui si sono incastrate.

“L’arte del respiro” è un libro di James Nestor che mostra un altro mondo scientifico che l’umanità ha studiato da millenni e che la “moderna scienza” sistematicamente tende a rimuovere: troppi sono gli interessi economici nel propinare i prodotti delle case farmaceutiche che danno enormi guadagni. Tantissime le possibilità di curare molte malattie respirando, ma è una cura che ha profitti economici irrisori. In questo passaggio del libro, uno scienziato in poche frasi riassume gli studi millenari dell’umanità sul respiro e sull’energia vitale:


“Inevitabilmente, studiando la materia vivente e le sue reazioni, studiamo la vita stessa”. Ciò che distingue gli oggetti inanimati come i sassi dagli uccelli, le api e le foglie, è il livello di energia, o la “eccitabilità” degli elettroni all’interno degli atomi che compongono le molecole della materia. Più è facile e frequente il trasferimento di elettroni tra le molecole, più la materia è “insatura”, e dunque più viva. Szent‐Györgyi studiò le più antiche forme di vita sulla Terra, e dedusse che erano tutte fatte di “accettori di elettroni deboli”, il che significava che non riuscivano ad accogliere o rilasciare facilmente gli elettroni. Sosteneva che questa materia disponesse di meno energia, e quindi di minori probabilità di evolversi. Perciò era rimasta così com’era, a ciondolare combinando poco o niente, per milioni e milioni di anni. Alla fine l’ossigeno, il sottoprodotto di quel ciondolare, si accumulò nell’atmosfera. L’ossigeno era un forte accettore di elettroni. Le nuove creature che si evolvevano in modo da consumare ossigeno, attraevano e scambiavano molti più elettroni rispetto alle forme di vita più antiche, anaerobiche. Con questo supplemento di energia, le prime forme di vita si evolvettero con relativa velocità diventando piante, insetti e tutto il resto. “Lo stato vitale è uno stato decisamente insaturo dal punto di vista degli elettroni” scrisse Szent‐Györgyi. “La natura è semplice ma sottile”. Questa premessa si può applicare alla vita attuale sul pianeta. Più ossigeno la vita è in grado di consumare, maggiore eccitabilità degli elettroni ottiene, e più diventa animata. Quando la materia vivente è pullulante e capace di assorbire e trasferire elettroni in modo controllato, resta sana. Quando le cellule perdono la capacità di scaricare e assorbire elettroni, cominciano a deteriorarsi. “Eliminare irreversibilmente elettroni significa uccidere” scrisse Szent‐Györgyi. Questo deterioramento dell’eccitabilità degli elettroni è ciò che porta il metallo ad arrugginirsi e le foglie a diventare marroni e morire. Anche gli uomini “arrugginiscono”. Quando le cellule nei nostri corpi perdono la capacità di attirare ossigeno, scriveva sempre Szent‐Györgyi, gli elettroni al loro interno rallentano e smettono di scambiarsi liberamente con altre cellule, e questo porta a una crescita sregolata e anomala. I tessuti cominciano ad “arrugginire” in un modo molto simile agli altri materiali. Ma non lo chiamiamo “arrugginimento dei tessuti”. Lo chiamiamo cancro. E questo contribuisce a spiegare perché il cancro si sviluppa e prospera in ambienti con poco ossigeno. Il modo migliore di mantenere in salute i tessuti del corpo era imitare le reazioni che si sono evolute nella prima vita aerobica sulla Terra, ovvero inondare il nostro corpo con una presenza costante di quel “forte accettore di elettroni” che è l’ossigeno. Respirare lentamente, di meno e dal naso equilibra i livelli dei gas respiratori nel corpo e distribuisce la massima quantità di ossigeno alla massima quantità di tessuti, in modo che le nostre cellule dispongano della massima quantità di reattività elettronica. “In ogni cultura e in ogni tradizione medica precedente alla nostra, la guarigione veniva effettuata spostando l’energia” affermava Szent‐Györgyi. Lo spostamento dell’energia degli elettroni consente agli esseri viventi di restare vivi e sani per il tempo più lungo possibile. I nomi possono cambiare – prana, orenda, ch’i, ruah – ma il principio è sempre rimasto lo stesso. A quanto pareva, Szent‐Györgyi seguì questo consiglio. Morì nel 1986, a novantatré anni.


Di particolare interesse per chi pratica Tai Chi è quest’altro brano del libro:


Un’ultima parola sulla respirazione lenta. Ha anche un altro nome: preghiera.

Quando i monaci buddhisti cantano il loro mantra più conosciuto, Om Mani Padme Hum, ogni frase pronunciata dura sei secondi, con sei secondi per inalare prima che il canto ricominci. Il canto tradizionale dell’Om, il “suono sacro dell’universo” usato nel giainismo e in altre tradizioni, richiede sei secondi per cantare, con una pausa di circa sei per inalare.

Anche il canto sa ta na ma, una delle tecniche più note del Kundalini yoga, comporta sei secondi per vocalizzare, seguiti da sei secondi per inalare. Poi c’erano le antiche posizioni induiste di mano e lingua chiamate mudra. Una tecnica chiamata khechari, concepita per aiutare a migliorare la salute fisica e spirituale e guarire dalle malattie, comporta di appoggiare la lingua sul palato, in modo che sia puntata verso la cavità nasale. I respiri profondi e lenti che si eseguono in questa tecnica durano sei secondi ciascuno. Giapponesi, africani, hawaiani, nativi americani, buddhisti, taoisti, cristiani: queste culture e religioni avevano tutte sviluppato in qualche forma le stesse tecniche di preghiera, che richiedevano gli stessi schemi respiratori. E tutte, con ogni probabilità, beneficiavano dello stesso effetto calmante.

Nel 2001 i ricercatori dell’università di Pavia hanno radunato una ventina di soggetti, li hanno coperti di sensori per misurare il flusso sanguigno, la frequenza cardiaca e il feedback del sistema nervoso, poi hanno chiesto loro di recitare un mantra buddhista, oltre alla versione originale latina del rosario, il ciclo cattolico di preghiera dell’Ave Maria che viene pronunciato metà dal prete e metà dalla congregazione. Con loro stupore, hanno scoperto che il numero medio di respiri per ogni ciclo era “quasi esattamente” identico, solo un po’ più veloce del ritmo delle preghiere induiste, taoiste e native americane: 5,5 respiri al minuto.

Ma ancora più sorprendente era l’effetto che aveva questa respirazione sui soggetti. Ogni volta che seguivano lo schema della respirazione lenta, l’afflusso di sangue al cervello aumentava e i sistemi del corpo entravano in uno stato di coerenza, in cui le funzioni di cuore, circolazione e sistema nervoso sono coordinate al massimo dell’efficienza. Nel momento in cui i soggetti tornavano a respirare in modo spontaneo o a parlare, i loro cuori battevano a un ritmo un po’ più irregolare, e l’integrazione di questi sistemi pian piano si perdeva. Qualche altro respiro lento e rilassato, e tornava a essere ripristinata.

Un decennio dopo i test di Pavia, due rinomati professori e medici di New York, Patricia Gerbarg e Richard Brown, hanno sperimentato lo stesso schema di respirazione su pazienti con ansia e depressione, senza la preghiera. Alcuni di essi avevano difficoltà a respirare lentamente, quindi Gerbarg e Brown hanno consigliato loro di cominciare con un ritmo più semplice: un’inalazione di tre secondi e un’esalazione almeno della stessa lunghezza. A mano a mano che i pazienti si abituavano, le loro respirazioni diventavano più lunghe.

Il risultato è stato che il ritmo respiratorio più efficiente si ha quando sia la lunghezza delle respirazioni sia il totale di respiri al minuto si attengono a una inquietante simmetria: inspirazioni di 5,5 secondi seguiti da espirazioni di 5,5 secondi, il che equivale quasi esattamente a 5,5 respiri al minuto. Era lo stesso schema del rosario.

I risultati erano inequivocabili, anche se la pratica durava solo cinque-dieci minuti al giorno. “Ho visto pazienti trasformati dall’adozione di pratiche respiratorie regolari” ha detto Brown. Lui e Gerbarg hanno usato questa tecnica di respirazione lenta addirittura per guarire i polmoni dei superstiti dell’11 settembre che soffrivano di una tosse cronica e dolorosa causata dai detriti, una malattia terribile chiamata polmone “a vetro smerigliato”. Non esiste una cura nota per questo disturbo, eppure dopo appena due mesi i pazienti ottenevano un miglioramento significativo soltanto imparando a praticare qualche giro di respirazione lenta al giorno.

Gerbarg e Brown avrebbero scritto libri e pubblicato diversi articoli scientifici sul potere rigenerante della respirazione lenta, che si sarebbe diffusa con il nome di “respirazione risonante” o “respirazione coerente”. La tecnica non richiede nessuno sforzo reale, né tempo o grandi attenzioni. E possiamo eseguirla ovunque, in qualsiasi momento. “È una cosa privata” scriveva Gerbarg. “Nessuno capisce che lo stai facendo”.

Da molti punti di vista, questa respirazione risonante offriva gli stessi benefici della meditazione a persone che non avevano voglia di meditare. O dello yoga a persone che non amavano l’idea di alzarsi dal divano. Offriva il tocco balsamico della preghiera a persone che non erano religiose.

Cambiava qualcosa se si respirava a una frequenza di cinque o sei secondi, o se si sbagliava di mezzo secondo? No, a patto che i respiri si aggirassero attorno ai 5,5 secondi. “Abbiamo pensato che il rosario si sia evoluto anche perché si sincronizzava con i ritmi cardiovascolari intrinseci (Mayer), e per questo regalava una sensazione di benessere, e forse una aumentata sensibilità al messaggio religioso” scrivevano i ricercatori di Pavia. In altre parole, le meditazioni, le Ave Marie e decine di altre preghiere che erano state sviluppate in migliaia di anni non erano del tutto prive di fondamento. La preghiera guarisce, soprattutto quando è praticata a 5,5 respiri al minuto.


La Forma Yang tramandata dal GM° Yang Sau Chung e praticata nella International Tai Chi Chuan association, ha una durata di trenta minuti e, indovinate quanti secondi è lungo un singolo movimenti e quindi un singolo respiro?

Cinque secondi e mezzo.

Il libro dà una carrellata delle enormi potenzialità della respirazione, ma l’autore alla fine sembra anche lui confuso e scisso fra scienza olistica e scienza allopatica proprio come tutta l’umanità è confusa su quale direzione prendere per il futuro visto il vicolo cieco in cui ci siamo infilati a livello scientifico.


Nestor conclude:

La respirazione perfetta è questa: inalare per circa 5,5 secondi, poi esalare per 5,5. Equivale a 5,5 respiri al minuto, per un totale di circa 5,5 litri d’aria. Potete praticare questa respirazione perfetta per qualche minuto, o qualche ora. La massima efficienza del nostro corpo non può mai essere di troppo.

L’arte del respiro

James Nestor

Editore: Aboca (18 marzo 2021)

346 pagine, anche in italiano

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Mente

La psiche e il vaccino

Emerge, sempre più evidente, che i vaccini hanno, dopo un po’ di tempo, un effetto negativo, cioè, il vaccinato si ammala più facilmente rispetto a chi non si è vaccinato. Lo continuiamo a vedere attorno a noi: i vaccinati si infettano anche più di una volta.

Il perché è semplice: la mente, e ne ho abbondantemente parlato negli anni.

La malattia parte sempre dalla mente e quando ci si vaccina la mente si sente protetta e per questo, il vaccino ha la possibilità di funzionare per un certo lasso di tempo. Avviene però un meccanismo inconscio – la legge dello Yin-Yang – : per proteggermi ho bisogno di un agente esterno, il vaccino e quindi io, persona, sono debole e senza vaccino mi ammalo. Ecco la necessità di fare altre dosi per rinforzare la difesa innaturale, ma altre dosi reinforzano nella mente inconscia la fragilità umana: sono un essere debole e malaticcio di fronte al terribile virus. È una catena senza fine.

Il meccanismo naturalmente lavora sulle persone con diverse gradualità e funziona anche sui non vaccinati, ma in maniera contraria: c’è il timore di essere alla mercé del virus, soprattutto perché tutto il mondo, in preda ad isteria collettiva, corre ciecamente verso il dio vaccino, ma a livello inconscio vi è, col tempo, un rafforzamento del sistema immunitario perché si constata che, in effetti, si ha tutte le possibilità di non ammalarsi o al limite ci si ammala e si guarisce in poco tempo grazie alla potenza dell’organismo umano e della propria mente.

Il tempo è il fattore chiave: il vaccinato odia il tempo che scorre perché dovrà vaccinarsi costantemente, il non vaccinato si accorge che più il tempo passa e più potente è la sua scelta.

La psiche umana è stata studiata da grandi pensatori del passato, ma il materialismo storico e il consumismo capitalistico ha cancellato dalla faccia della terra ogni conoscenza di come in realtà funzioniamo.

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Al lupo! Al lupo!

Sinceramente le guerre non mi appassionano e trovo più delirante la situazione anti democratica dell’Italia che il conflitto Russo Ucraino, ma ha una sua utilità, mostra sempre più come la mente umana sia manipolabile.

In tali frangenti dobbiamo tornare al vero, riconnetteterci alla verità della vita per poter respirare e vivere e non aver la mente spazzata via in un’inutile turbinio di stoltezze umane.

Ad esempio la famosa fiaba di Esopo, l’agnello e il lupo, come tutte le fiabe e i miti ci riconnettono alla realtà.

La pecora stoltamente grida al lupo, al lupo e all’ennesima falsità nessuno più le crede e a causa di sé stessa muore divorata dal lupo.
Così succede all’informazione, i giornali sono in crisi, l’espresso svuotato dagli Elkann Agnelli viene venduto e ridimensionato.

Al lupo, al lupo per due anni durante la pandemia e chi vi crede più? Arrivò il lupo e foste divorati!

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Natura

I tecnici dis-umani

Per un ritorno ad una società umana è necessario demitizzare le professioni scientifiche. Un medico è un tecnico. Se si rompe una tubatura posso ripararla da solo oppure chiamare un idraulico. Se mi succede qualcosa posso aggiustarmi da solo o chiamare un medico, ma questo rimane un tecnico, non ha più valore di un idraulico o un elettricista.

Fra le professioni a cui si è dato un eccessivo peso ci sono i virologi che hanno fatto danni enormi perdendo il contatto con la natura e idealizzando i virus, facendo di essi dei mostri assassini. Hanno sbattuto il mostro in prima pagina e così hanno creato la paura nelle persone, dando l’illusione di essere assolutamente necessari. Questo li ha resi megalomani e si sono messi a sparare una cazzata dietro l’altra in TV cercando di diventare dei divi. La scomparsa della virologia è un bene per l’umanità perché torneremmo in contatto con “madre natura” che non essendo maligna non vuole la nostra morte: noi moriamo per la paura, ma siamo noi stessi a creare in noi la paura e a farci male e le epidemie sono sempre collegate a situazioni dis-umane come carenza di cibo, di acqua, sporcizia, inquinamento.

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La completa tolleranza

La pandemia ha creato un baratro dove una parte della popolazione è passata al di là, mentre tanti sono caduti nel baratro.

Al di là vuol dire “la Terra promessa”.

Per stare qui è necessario avere compreso la “tolleranza perfetta”, nessuno può imporre nulla ad un altro essere umano. Chi è nel baratro deve imparare questa tolleranza per poterne uscire. Non può essere una tolleranza per qualche categoria, ad esempio, gialli, rossi, gay, ma deve essere totale. Accettare ad esempio che ci sono persone che usano altri sistemi di vita rispetto alla propria e molti riguardano la salute. Chi non rispetta il libero arbitrio non può entrare nella “Terra promessa”, ha scelto di stare nel baratro.

Cosa può fare chi sta al di là del baratro? Può, deve, tendere una mano per aiutarli ad uscire perché è necessario che, prima o poi, tutti si tolgano dal baratro e arrivino al di là. È il compito dell’umanità.

Uscire dal baratro però è semplice, basta essere totalmente tolleranti, ma per ora l’umanità non ci è mai riuscita.