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Società

Il giardino in gabbia

Oggi passeggiavo accanto a dei giardinetti dove portavo i miei figli. Ora sono recintati da fitte sbarre verdi, una sola entrata da qualche parte, una vera tristezza, qualche persona dentro, in gabbia.

La nostra società, senza neppure accorgersene si è “ingabbiata” poco alla volta in questi decenni di tranquillità, benessere e pace sociale, una gabbia dorata che ora appare con il green pass per quello che veramente è: un campo di concentramento.

Politici forse impauriti, sicuramente incapaci, ogni giorno con veemenza e violenza cercano di porre altre gabbie, in questo momento ai cosiddetti no vax, ma in fondo a loro stessi, alla loro parte selvaggia e naturale. Un tempo furono gli zingari, i gitani, gli hippie, i diversi, i giovani, i bambini e così via. La parte ostile dentro l’essere umano, il suo ego, il suo superio, il carnefice poco alla volta ha preso il dominio e in maniera orribile e turpe sta ancora una volta devastando l’umanità.

Sala lettura di questi miei pensieri Rosanna mi scrive:

“Mi hai fatto. Venire in mente l’ideogramma Kùn: un albero nel recinto, vuol dire difficoltà.
La costrizione del naturale, dello spontaneo che non può maturare, svilupparsi completamente.”

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