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Salute Spiritualità

Salute e mascherina

Una recente ricerca ha statisticamente valutato un gruppo di persone che usano la mascherina comparato ad uno che non la usa e dai risultati pare che chi usa la mascherina ha più probabilità di ammalarsi di Covid di chi non la usa.

Vero, non vero? Ormai abbiamo compreso, spero, che nel mondo scientifico non esiste una verità unica, spesso la verità pende dal punto di vista di cosa vuole dimostrare il ricercatore.

Da un punto di vista meccanico tutti pensano che una protezione esterna, la mascherina, sia più efficace che non usare nulla. Ma per chi ha un approccio spirituale alla vita, la mente è il fondamento e il corpo dipende in toto dalle condizioni della mente. Portare una mascherina non è sempre agevole e questo può dare dei problemi alla mente, ad esempio una sensazione di innaturalezza.

Il vero problema però è che la mente recepisce un bisogno di protezione: senza mascherina sono inerme e quindi in fondo siamo stati creati male. La naturalezza scompare, la mente si indebolisce ed ecco che i danni provocati dalle mascherine si possono veramente tradurre in maggiori contagi.

Non entro nel merito dei danni alla respirazione che sono molto seri per la salute umana. Questo lo si nega a livello scientifico, ma è una risposta irrazionale alla funzionalità della vita. La vita è respiro, la morte è assenza di respiro.

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Tai Chi

Il gioco

Avete notato come tutto quello che viene bloccato, punito riguarda il gioco? Gli scienziati, i politici cercano di limitare la diffusione del Covid eliminando il gioco e tutte le attività che lo riguardano. Gli untori sono i giovani e la loro movida.

I sorrisi vengono uccisi dalla mascherina, lo avete intuito? È lo strumento perfetto per eliminare i volti sorridenti da questa società triste sul viale del tramonto, volutamente invecchiata da scienziati, politici e corporazioni.

Noi, Itcca Italia, insegniamo Tai Chi, facciamo comprendere che la vita è energia e l’energia passa solo attraverso il gioco: dove non c’è gioco non c’è energia e dove non c’è energia c’è morte. Senza energia i corpi si imputridiscono e muoiono. Gli animali giocano e sono vivi grazie al gioco, ma l’adulto umano ha perso totalmente il gioco e l’energia e così la malattia infesta le nostre vite, ma non è un virus a farci ammalare, ma la stoltezza umana.

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Salute Scienza Società

Un libero “pensatore”

Intervista a Bernard-Henrì Lévi dall’inserto settimanale de La Repubblica

Giù la maschera Covid-19

Parigi. “Sarebbe stato un bello scatto, vero?”. Bernard-Henri Lévy scherza con il fotografo dopo che un uccellino si è posato per qualche secondo sulla sua gamba.

Seduto nel giardino di un albergo vicino agli Champs-Elysées, Lévy trasmette una sensazione di controllo assoluto della sua immagine, mantiene una certa distanza anche se poi ci tiene ad avvicinarsi per stringere la mano, onorando “quel gesto di fraternità che fa parte della nostra civiltà”. Non c’è bisogno di un test sierologico per sapere che il filosofo e giornalista è immunizzato dal Covid, o almeno dalla psicosi che ha accompagnato il virus.

“Sono stato raggelato dall’epidemia di paura” dice Bhl, 71 anni, ricordando i suoi articoli pubblicati da marzo su Stampa e Repubblica per allertare contro quello che vedeva come il rischio di una straordinaria sottomissione collettiva, un eccessivo potere medico, l’avvento di un nuovo igienismo. Se la missione di un intellettuale è anche scuotere le coscienze, aprire il dibattito, Lévy ci è riuscito. Il suo ultimo pamphlet, Il virus che rende folli (La Nave di Tesco), è già un bestseller Oltralpe e farà discutere anche in Italia. Abituato a fare incursioni nelle grandi tragedie umanitarie, per raccontare l’ultima crisi internazionale non ha avuto bisogno di muoversi dal suo appartamento parigino. Gli è bastato accendere la televisione, ascoltare i dibattiti durante il lockdown sulla sacralizzazione della vita e le utopie del mondo post-Covid, mentre secondo lui pochi riflettevano sul costo di “un coma autoinflitto alla quasi totalità del pianeta, trasformatosi nel laboratorio di un’esperienza politica radicale”.